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Anche i ragazzi a rischio di anoressia



Si preoccupano del loro peso già da piccole e iniziano a privarsi del cibo già a 12 anni
Comincià così il tragico percorso di avvicinamento all'anoressia che riguarda sempre più giovani in Italia, tra cui anche tanti maschi.
Non ha l'obiettivo di spaventare la ricerca sul campo curata dalla psicologa Gabriella Fiorucci, che da anni si occupa di terapia dei disturbi dell'alimentazione, ma vuole raccontare un fenomeno in larga parte sommerso e che riguarda tante famiglie perché - spiega - sono sempre più numerosi i comportamenti a rischio in ragazzi che non possono essere considerati anoressici. "Femmine e maschi - spiega - sono esasperatamente attenti al peso, presentano uno spiccato impulso alla magrezza, sono insoddisfatti rispetto alla percezione del proprio corpo e allo stesso tempo hanno frequenti episodi di bulimia". "Molti dei 600 giovani delle scuole superiori dell'area nord del Lazio che abbiamo intervistato - dice Gabriella Fiorucci - hanno confessato abbuffate frequenti a cui, più spesso per le ragazze, segue il vomito indotto. E questo viene visto non come una forma di disturbo nei confronti del cibo ma quasi come un divertimento".
La ricerca, che sarà presentata in un convegno intitolato 'Pane e...', mercoledì prossimo a Civitavecchia, ed é stata commissionata dal centro di solidarietà 'il Ponte' onlus, mette in guardia i giovani anche dal frequente uso di farmaci senza controllo medico. "I ragazzi - dice la psicologa - 'si fanno' di integratori, pillole dimagranti e soprattutto diuretici, con il rischio di danni gravissimi". "Tutto ciò - aggiunge Fiorucci - è solo l'espressione di un crescente disagio dei ragazzi, che si dichiarano profondamente delusi dai rapporti interpersonali, che hanno difficoltà affettive, famiglie con genitori completamente assenti o esasperatamente presenti, e che, dunque esprimono il loro stare male anche attraverso il rapporto con il cibo".
Dalla ricerca, conclude la psicologa, viene fuori anche l'urgente necessità di una maggiore informazione degli insegnanti ma anche dei medici di famiglia su questo fenomeno "perché anche da piccoli segni e comportamenti possano riconoscere il rischio e dare l'allarme.
Quasi nessun insegnante e medico, tra quelli intervistati nell'indagine sapeva, ad esempio, che un elemento rivelatore della pratica dell'induzione del vomito nei ragazzi sono i calli sulle nocche delle mani che vengono provocati dallo sfregamento contro il palato".


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